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Alghero

Un'anima catalana

30 agosto 1353: nella baia di Porto Conte di Alghero 45 galee catalane, affiancate da 25 veneziane, al comando di Bernardo Cabrera hanno la meglio sulla flotta ligure capeggiata da Antonio Grimaldi. Con l’occupazione aragonese della città, inizia così la storia de L’Alguer, segnata da quell’humus catalano che ne ha permeato strade, architetture e vita civile e che, ancora oggi, rappresenta un caso unico di conservazione di una civiltà altra in terra italiana.

Tutto parla catalano, infatti, ad Alghero: le vie e le botteghe, la lingua, i modi di vita, la gastronomia e le tradizioni.

Retaggio del lungo periodo in cui il destino di Alghero, città regia dei secoli aragonesi, si è intrecciato saldamente con la storia dei paesi iberici. Raccontano storie aragonesi la fitta trama dei carrers, i vicoli dove s’insinua il vento del mare, le bifore dei palazzi monumentali, i grandi portali dai ventagli di arenaria, le torri campanarie gugliate e svettanti nel cielo, le antiche ballate occitaniche. La “cittadina bonita y bien assentada”, ovvero “graziosa e ben munita”, come la definì nel 1541 l’imperatore Carlo V in visita ad Alghero, continua ancora oggi ad affascinare e sorprendere, mentre con voce leggera invita a percorrerne strade e sentieri col passo lento ed attento di chi è pronto a godere tutto il fascino delle sue notevoli ricchezze storiche e naturali.

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